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terremoto irpinia
Ferdinando Catalano - Miryadi Assistenza Familiare

di Ferdinando Catalano

Un pantalone per me

Sono passati esattamente 40 anni da quella maledetta domenica.

Era il 23 novembre 1980 ore 19,34: la terra trema in Irpinia per 90 interminabili secondi e con un’intensità del 7° della scala Richter. Arrivano le prime notizie TV ma non si comprende ancora tutta la portata di quella tragedia. Solo il giorno dopo appare l’evidenza drammatica di quel che è accaduto: interi paesi devastati dalla furia del sisma, le case crollate come fossero di burro, polvere, urla, strazio e gente che scava con le mani in attesa dei soccorsi che arriveranno dopo 48 ore. Si contano 3000 morti, 8000 feriti, 300.000 senza tetto.

Mi sono sentito a disagio tra le mie mura domestiche. Prendo la mia roulotte l’aggancio all’auto e parto verso Avellino. Lungo l’autostrada sembra che l’Italia sia entrata in guerra: colonne interminabili di mezzi militari diretti verso la zona del terremoto. Pioveva, Dio se pioveva, 3 giorni senza mai smettere un minuto. Arrivato sul posto si procede a passo d’uomo. Sono a Montella o perlomeno di quel che è rimasto di Montella. E lo vedi il mostro, lo vedi nelle case accasciate per terra, nel silenzio spettrale che odora di morte, nel volto impietrito di chi è sopravvissuto.
Mi spiegano dove sistemare la roulotte. Non sarà facile tra il fango alle caviglie e la pioggia che non molla un attimo. Alla fine, fradicio dalla testa ai piedi ce la faccio. Sgancio l’auto. Una famiglia di sopravvissuti mi ospita sotto una tenda fatta col cellophane e chiusa col nastro adesivo. Mi offrono da mangiare. Mi spiegano che la loro casa non c’è più. Penso di partire subito e saluto. La signora mi dice di aspettare. Si allontana e poi torna con un paio di pantaloni << sono di mio marito, le andranno corti ma almeno sono asciutti >>. Commosso, vado a cambiarmi in un angolino. Ringrazio e mi rimetto in viaggio verso casa.

Non sono mai più tornato in quel paese. Non ricordo più il volto di quella signora. Ma conservo ancora quel pantalone, nelle sue tasche tutto l’amore del mondo.

Proprio come è scritto nel Cantico di Salomone:  “L’amore è forte come la morte “

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