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Tutto per un bottone - Miryadi Assistenza Familiare
Ferdinando Catalano - Miryadi Assistenza Familiare

di Ferdinando Catalano

<< Chi non sa da dove viene, non sa neppure dove va, perché non sa dove si trova>>.

Così scriveva Ottone di Bismarck (Schönhausen, 1º aprile 1815 – Friedrichsruh, 30 luglio 1898) a proposito dell’importanza di conoscere la storia. Che non è solo una mera successione di fatti collegati fra loro dalla logica di chi li osserva e li tramanda ai posteri. A volte la storia si intreccia con situazioni, accadimenti dove l’imprevedibile, il dettaglio, diventa la ragione prima di un evento. Come recita un’antica filastrocca inglese:

Per la mancanza di un chiodo si perse lo zoccolo
Per la mancanza di uno zoccolo si perse il cavallo
Per la mancanza di un cavallo si perse il cavaliere
Per la mancanza di un cavaliere si perse la battaglia
Per la mancanza di una battaglia si perse il regno
E tutto per la mancanza di un chiodo.

E se non lo fu per un chiodo, forse lo fu per un bottone che la storia cambiò il suo corso nell’anno 1812.

La ritirata di Russia da parte di Napoleone ebbe conseguenze incalcolabili sui futuri assetti geopolitici dell’Europa, oltre ad aver segnato il punto di non ritorno della sua carriera militare.
Dalla parte opposta, quella dei russi, la ritirata napoleonica ebbe il carattere della guerra di resistenza, della lotta popolare e avrebbe ispirato profondamente la letteratura (Guerra e pace di Lev Tolstoj).

L’INVASIONE DELLA RUSSIA

Giugno 1812. Napoleone Bonaparte si accinge a invadere la Russia con un esercito di 600.000 uomini. Sei mesi dopo, nel Dicembre dello stesso anno, di quello sterminato esercito erano rimasti poco più che diecimila soldati allo sbando, disperati e sfiniti per la fame e il freddo.
Come mai il più forte esercito del mondo, che non aveva mai conosciuto l’onta di una sconfitta, fu decimato e costretto alla ritirata?
Si dirà << fu il terribile inverno russo>> e in parte è vero. Ma non come si potrebbe pensare. Forse, se Napoleone, oltre che alle strategie militari, avesse anche dedicato un po’ di tempo alla chimica le cose sarebbero andate diversamente.
Per quanto possa sembrare paradossale, la dissoluzione di un’intera armata potrebbe essere stata causata dalla polverizzazione dei bottoni delle divise. Bottoni di stagno per i cappotti, per le giubbe, perfino per i pantaloni.

Canna d’organo danneggiata dal “cancro dello stagno”

Quando in Russia arriva l’inverno la temperatura scende di molto sotto lo zero centigrado. A quelle temperature (stiamo parlando di -13°C) lo stagno metallico, che a temperatura ambiente ha una sua struttura solida, comincia a trasformarsi in una polvere grigia e perde la sua proprietà di metallo. Questo fenomeno è conosciuto da molti secoli come “il cancro dello stagno”.
Nel Medio Evo, quando nei paesi del Nord Europa le canne degli organi erano realizzate in stagno, poteva accadere che alle basse temperature qualcuna cominciasse a polverizzarsi e se della polvere finiva nelle altre canne le “contagiava”, questo perché la reazione chimica si autoalimenta.
Per questo e altri motivi finì male l’impresa di Robert Scott alla conquista del Polo Sud nel gennaio del 1911. Le scorte di viveri e carburante erano state custodite in recipienti di stagno. Scott e la sua squadra di esploratori non fece più ritorno a casa.

Torniamo in Russia. La polverizzazione dello stagno di cui erano fatti i bottoni rese la situazione drammatica. A Borisov un osservatore scrisse che l’armata napoleonica sembrava  <<come una folla di spettri avvolti in abiti femminili, in vecchi pezzi di tappeti, o in cappotti bruciati e pieni di buchi>>.

Non possiamo stabilire con certezza come sarebbero andate le cose se non ci si fosse messa di mezzo anche la chimica contro Napoleone, oltre che i russi. Ma è lecito almeno farsi delle domande:

  • Come mai Napoleone non conosceva la cosiddetta “malattia dello stagno“ ?
  • Gli uomini di Napoleone, con le loro divise aperte per mancanza di bottoni adeguati, erano così intirizziti dal freddo da non riuscire a combattere?
  • Oppure per chiudere i loro cappotti o reggere i pantaloni dovettero usare le mani e quindi non poterono impugnare le armi?

Riattraversando la Beresina, sulla strada del ritorno e col senno di poi, chissà se a Napoleone non venne in mente questo pensiero: << …e tutto per un bottone >>.

Comments

  • Vale
    25 Gennaio 2019

    Interessante!!

    reply

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