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Assistenza familiare per la terza età
Antonella de Giuli

di Antonella De Giuli

“Siate sempre molto gentili con i vostri figli, perché saranno loro che un giorno sceglieranno la vostra casa di riposo!” Phillys Diller, attrice comica statunitense

Qualche anno fa ho visitato una regione della Francia, la Lorraine, ricca di testimonianze della prima guerra mondiale. Durante la visita guidata ad un bunker, sono rimasta colpita da una signora che poteva avere un’ottantina d’anni, sola, che ha seguito tutto il percorso muovendosi su uno scooter per anziani. La signora ha partecipato attivamente all’incontro e, quando si è trattato di trasferirsi all’aperto sul tappeto irregolare che ricopriva il tetto della costruzione, sì è scatenata con il suo scooter zigzagando tra erba, pietre e ostacoli del terreno, determinata e incuriosita da ogni dettaglio del bunker.

L’UNICO MODO CONOSCIUTO PER VIVERE A LUNGO È QUELLO DI INVECCHIARE

Perciò, finché ci è possibile, sta a noi scegliere come farlo, prendendoci cura di noi stessi con affetto e gentilezza, abbracciando le nostre paure e non rinunciando a coltivare vecchi e nuovi interessi, da portare avanti il più a lungo possibile con i mezzi a nostra disposizione.

Ma quando le energie iniziano a diminuire e magari muoversi diventa più difficile? O quando affrontare alcuni compiti abituali diventa più faticoso? Molti anziani, con il progredire dell’età, faticano a riconoscere di non essere più in grado di svolgere alcune attività di routine e si sentono mortificati al solo pensiero di aver bisogno di aiuto. Se proviamo a metterci nei loro panni, possiamo comprendere quanto per loro sia difficile.

Fin dalla nascita siamo abituati a ricoprire diversi ruoli in famiglia (figlio, fratello, nipote, moglie/marito, genitore..), sul lavoro (capo, collaboratore, professionista..), nella vita (amico, sportivo, volontario…). Questi ruoli non rappresentano il nostro “essere”, ma ci danno la percezione di avere una “collocazione” che ci fa sentire importanti (per esperienza, conoscenza, abilità, competenza…). L’identificazione profonda con i ruoli ricoperti può avere come conseguenza che, quando essi vengono a mancare, ci si senta perduti, quasi privi di identità e di scopo, come succede ad alcune persone che, avendo dedicato anima e corpo al lavoro, giunte alla pensione si sentono “spaesate”. Proviamo allora a immaginare cosa significhi, invecchiando, perdere progressivamente oltre alle energie anche i ruoli di una vita. Dal gestire la casa, la famiglia, il lavoro, ci si ritrova lentamente, ma inesorabilmente, a dover essere gestiti da coloro che abbiamo fatto nascere e crescere, che abbiamo educato e protetto, a cui abbiamo insegnato a vivere.

PROVIAMO A IMMAGINARE

Come potremmo sentirci all’idea che, improvvisamente, gli altri siano convinti di sapere cosa sia meglio per noi, che fino a ieri decidevamo cosa fosse meglio per loro! In passato all’anziano si riconoscevano saggezza ed esperienza, contrapposte alla vitalità e alla forza dei più giovani, mentre oggi nella nostra cultura sono i giovani, sempre al passo con le nuove tecnologie, ad essere considerati gli esperti. Gli anziani, man mano che il tempo passa, non possono certo competere in forma fisica e salute. Ma allora come possiamo dimostrare di riconoscere il valore delle persone quando, invecchiando, iniziano a non essere più autosufficienti e ad aver bisogno di aiuto? Come possiamo accogliere serenamente i cambiamenti di quel genitore che una volta ci dava le regole e che ora dipende da noi come un bambino impaurito o ci tratta con fare scontroso? Forse potremmo iniziare chiedendo, ascoltando, coinvolgendolo in prima persona nelle decisioni che lo riguardano. Un esempio? Aiutarlo a vivere nel presente e a valorizzare il tempo a disposizione come opportunità di rilassamento, come possibilità di coltivare uno o più interessi per il semplice piacere di farlo, senza il bisogno di uno scopo o di un obiettivo, senza dover per forza fare qualcosa di “utile”.

E quando si rendesse necessario un aiuto in casa per commissioni, pulizie o assistenza, parlarne apertamente, ascoltando le paure e le perplessità, mettendosi nei panni di chi deve rinunciare alla propria autonomia e teme di perdere la propria dignità. Potrebbe essere utile sottolineare l’opportunità di liberarsi di attività manuali in favore di altre più gratificanti, magari da cercare insieme, con creatività. Ad esempio, per chi abita in un condominio e teme la solitudine, un’attività potrebbe essere quella occasionale di “nonna/nonno baby sitter” per i bambini del palazzo, quando i genitori devono assentarsi per brevi momenti e non possono portare i figli con sé..

A volte risulta difficile accettare che qualcuno si prenda cura di noi o delle nostre cose, per un senso di pudore o per la paura di perdere il controllo della nostra vita o perché non riusciamo ad accettare l’idea che persone estranee entrino in contatto con la nostra intimità. Nella scelta di una colf o di una badante, ferma restando la serietà professionale, perché non chiedere al diretto interessato quali caratteristiche vorrebbe trovare nella persona che si prenderà cura di lui? Velocità e poche parole, per potersene stare più tranquillo? Oppure solarità e allegria per poter scambiare due chiacchiere quando si sente solo? O capacità di cucinare i suoi piatti preferiti? Oppure conoscenza di una lingua straniera, per divertirsi a stupire i nipotini con le nuove parole imparate?

La signora che guidava lo scooter in Francia non si è fatta condizionare dal passare degli anni e dalle sue difficoltà di movimento, ma ha incoraggiato la sua curiosità e il suo desiderio di continuare a conoscere e imparare. Forse uno dei modi in cui potremmo aiutare i nostri familiari anziani è proprio quello di incoraggiarli a continuare a vivere e a mettersi in gioco, fino a quando sarà possibile.

Comments

  • Vale
    15 Aprile 2019

    Concordo pienamente!❤️

    reply
    • Antonella De Giuli
      15 Aprile 2019

      Grazie, sono contenta di sapere che siamo sulla stessa lunghezza d’onda! 🙏

      reply
  • Aldo
    15 Maggio 2019

    Articolo molto interessante, soprattutto nella parte in cui si suggerisce di incentivare il ruolo attivo degli anziani. Aggiungerei solo che sarebbe utile che anche i giovani facessero un passo verso di loro.

    reply
  • Antonella De Giuli
    17 Maggio 2019

    Grazie Aldo, concordo con la tua riflessione. Bisognerebbe aiutare i giovani a comprendere che, anche se sono molto bravi e competenti rispetto a nuove tecnologie e nuovi strumenti, potrebbero trovare un aiuto per crescere come persone negli anziani, ricchi di esperienze di vita.

    reply

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