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  /  Infanzia   /  John Bowlby e gli stili di attaccamento (prima parte)
Assistenza familiare - stili di attaccamento
Miryadi domestic care Argentina

di Argentina Ciaramella

Che cosa sono gli stili di attaccamento

Il comportamento di attaccamento si manifesta in una persona che mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona (ovvero la figura di attaccamento), ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato.
Prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata ad un segnale di disagio espresso dal bambino. John Bowlby rifiutò il modello di sviluppo di Freud secondo il quale il bambino avanza dalla fase orale a quella anale per giungere a quella genitale, e affermò che il legame madre-bambino non si basa solo sulla necessità di nutrimento del piccolo, ma sul riconoscimento delle emozioni.

L’ attaccamento riveste un ruolo centrale nelle relazioni tra gli esseri umani, che egli stesso definisce come qualcosa che ci accompagna dalla culla alla bara.

Attraverso i suoi studi, dimostrò come lo sviluppo armonioso della personalità di un individuo dipenda principalmente da un adeguato attaccamento alla figura materna o ad un caregiver che si occuperà di lui.
Tale teoria prende spunto dagli studi etologici dagli esperimenti di Lorentz, e dagli esperimenti di Harlow con i macachi Rhesus, fornendogli il fondamento scientifico che egli riteneva necessario per evolvere dalla rigida impronta psicoanalitica.

Secondo la teoria di Lorenz, i piccoli di anatroccolo, privati della figura materna naturale, seguivano un essere umano o qualsiasi altro oggetto, nei confronti del quale sviluppavano un forte legame che andava oltre la semplice richiesta di nutrizione, dato che questo tipo di animale si nutre autonomamente di insetti.

Harlow, a sua volta, aveva dimostrato come, in una serie di esperimenti, i piccoli di scimmia venivano messi a confronto con una madre fantoccio, fatta di freddo metallo, alla quale era attaccato un biberon e con un’altra madre fantoccio senza biberon, ma coperta di una stoffa morbida, spugnosa e pelosa. Le piccole scimmie mostrarono una chiara preferenza per la madre di stoffa passando fino a diciotto ore al giorno attaccate ad essa, come avrebbero fatto con le loro madri reali.

Le quattro fasi di sviluppo dell’attaccamento

Bowlby identifica quattro fasi attraverso le quali si sviluppa il legame di attaccamento:

  • Dalla nascita alle otto-dodici settimane: il bambino non è in grado di discriminare le persone che lo circondano nonostante riesca a riconoscere, attraverso l’odore e la voce, la propria madre. Successivamente, il bambino riuscirà a mettere in atto modi di relazionarsi sempre più selettivi, soprattutto con la figura materna;
  • Sesto – settimo mese: il bambino è maggiormente discriminante nei confronti delle persone con le quali entra in contatto;
  • Dal nono mese: l’attaccamento con il caregiver diventa stabile e visibile, richiama l’attenzione della figura di riferimento e la usa come base per esplorare l’ambiente, ricercando sempre  protezione e consensi.
  • Il comportamento di attaccamento si mantiene stabile fino ai tre anni, età in cui il bambino acquisisce la capacità di mantenere tranquillità e sicurezza in un ambiente sconosciuto, anche se sempre in compagnia di figure di riferimento secondarie, ed avere la certezza che la figura di riferimento faccia sempre e presto ritorno.

Tale comportamento può essere di tipo sicuro, quando il bambino sente di avere dalla figura di riferimento protezione, senso di sicurezza, affetto; di tipo insicuro quando nel rapporto con il bambino prevalgono instabilità, eccessiva prudenza, eccessiva dipendenza e paura dell’abbandono.

Ma i legami emotivi sono essenziali per la sopravvivenza?

Scopriamolo assieme nella seconda puntata di questo affascinante mondo dello sviluppo emotivo del bambino.

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