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Miryadi assistenza familiare per infanzia
Miryadi domestic care Argentina

di Argentina Ciaramella

Non bisognerebbe mai considerare il cambiamento semplicemente come un momento di crisi, ma come una trasformazione.
Proprio come un bruco che si trasforma in farfalla passando prima dall’essere una crisalide, così mi piacerebbe affrontare il meraviglioso viaggio della vita .
Il nostro viaggio inizia dal concepimento e la nascita del bebè che, prima di diventare una bellissima farfalla adulta, pronta a spiccare il volo, dovrà attraversare diverse fasi e diversi momenti che talvolta saranno anche problematici per mamma e papà.
Personalmente, mi piace considerare il nucleo familiare composto da mamma, papà e bambino come a un sistema sorretto da un perfetto equilibrio tra sintonia e sincronicità.

Attraverso questo blog, vorrei percorrere tutte le tappe di sviluppo del nostro bruco assieme a voi.
Questo blog è aperto a tutte le mamme, i papà, i nonni, gli zii. Saremo disponibili qualora aveste qualche curiosità particolare.

DAL CONCEPIMENTO ALLA NASCITA.

All’inizio, come si sa, il seme viene deposto dall’uomo nel grembo della donna e gli spermatozoi, che sono milioni, sono destinati a morire tutti, tutti tranne uno; agitando i flagelli, attraverseranno, millimetro per millimetro, la vagina, il passaggio ostacolato dal collo dell’utero e l’utero stesso.
Un vero percorso da combattenti, frenato dalle potenti correnti generate dal movimento del tappeto cigliare.
È l’incredibile forza della vita a spingerli in avanti senza sosta, fino a raggiungere l’ovulo. Solo un unico spermatozoo potrà fondersi con l’ovulo e generare una nuova vita.
Lo spermatozoo vincitore perde, così, il suo flagello, liberando il materiale genetico del padre, che andrà a unirsi a quello della madre. Da questa unione nascerà una cellula unica al mondo, sogno d’amore, frutto del desiderio.

D’ora in avanti tutto è già scritto: il processo si accelera, l’uovo, all’istante, si divide in 2, poi 4, poi 8, poi 16, poi 32 cellule identiche. Dopo un lungo viaggio, al terzo giorno, si immergerà in un enorme grotta che gli diventerà familiare: l’utero.

Al sesto giorno, l’uovo esce dal suo guscio e si posa delicatamente sulla parete uterina: inizia a trasformarsi e instaura un collegamento indispensabile, quello con la placenta, che garantirà degli scambi continui col corpo della madre.
Contemporaneamente, al centro si forma un disco che permette così all’uovo di diventare un embrione.

Dopo 14 giorni, il nostro embrione è più piccolo della testa di uno spillo, ma già inizia a presentare l’abbozzo del sistema nervoso: dall’inarcamento del dorso, viene a crearsi una sorta di “tubo”, che diventerà il futuro midollo spinale.
A soli 22 gg l’embrione misura 2 mm, ma ha già un cuoricino formato da minuscole cellule che battono all’unisono.
A 4 settimane, l’embrione si arricchisce di due rigonfiamenti che diventeranno gli occhi, ancora sprovvisti di palpebre. Progressivamente, si sviluppano anche la cartilagine delle ossa, i muscoli e i tendini, e si modella la forma umana.
A 34 gg l’embrione misura 5 mm e, da questo momento in poi, il suo sviluppo accelera al punto da farlo crescere di quasi un mm al giorno: si formano braccia e gambe, e si riassorbe l’abbozzo della sua coda che lascia spazio al coccige. Si scolpiscono gli orifizi del naso e della bocca, la nuca si affina, il cervello continua a evolversi, apprestandosi a divenire il direttore di tutte le funzioni umane.
A 44 gg il piccolo misura 17 mm .
Nella placenta, attraverso il cordone ombelicale, passano gli scambi dalla mamma al bambino. Le uniche molecole ad attraversare la membrana placentare sono quelle di zuccheri, ossigeno, proteine, minerali e vitamine. Purtroppo, anche le molecole di alcool e caffeina riescono a passare, pertanto la mamma dovrà limitarne l’assunzione poiché potrebbero essere nocive per il piccolo.

Il termine gravidanza deriva dal verbo latino gerere, perché la mamma porta con sé e in sé il bambino. Questo periodo è molto particolare sia dal punto di vista biologico che psicologico, caratterizzato da una relazione che gli psicoanalisti definiscono simbiotica ed in cui mamma e bimbo vivono in un continuo interscambio; la relazione non è mai unidirezionale e la parola simbiotico, con il suo prefisso syn (=con), delinea uno stato di dualità anche se i due esseri sono con-fusi, ovvero fusi l’uno nell’altro. Il feto in utero ha un movimento e una finalità rivolti all’ambiente interno e ogni mamma coglie questi segnali, tentando di decodificarli per tutti e nove i mesi.
Per una donna, la gravidanza comincia ancor prima del concepimento poiché la maternità è molto di più di un evento puramente biologico, profondamente interrelato all’identità femminile.
I 9 mesi di vita intrauterina sono un’importante premessa a quella che inizierà dopo la nascita.

Osserviamo alcune caratteristiche importanti:

L’ambiente intrauterino è ricco di stimoli endogeni ed esogeni.
stimoli uditivi: endogeni costanti(rumori peristaltici, battito cardiaco, respiro) o incostanti (voce della madre), e s. esogeni (voce del papà o altri adulti, rumori ambientali).

  • Stimoli visivi.
  • Stimoli vestibolari: la madre si muove continuamente e il suo movimento va dal dondolio a uno stato di quiete.
  • Stimoli gustativi: il bambino riceve le sostante nutritive attraverso il cibo che mangia la madre.

Il bambino risponde in maniera differente a questi stimoli e mostra già una capacità di apprendimento di forme elementari.

  • Fin dal 6° mese di vita tutti i sistemi sono funzionabili e attivabili.
  • Il bambino risponde in maniera diversa al variare degli stimoli.

L’elemento di ricerca più utilizzato per il periodo prenatale sono la motricità e il battito cardiaco.

Trascorsi questi 9 mesi, finalmente la mamma e il papà potranno tenere in braccio il frutto del loro amore.
Non dimentichiamo che la nascita, pur essendo l’inizio della vita, rappresenta il primo momento di separazione tra il bambino e la mamma, che dovrà prendere coscienza del fatto che il piccolo è un individuo nuovo. Il nuovo nato porterà con sé un’autentica rivoluzione nell’assetto del sistema familiare. Il papà dovrà imparare a dividere le attenzioni della sua compagna con il nuovo componente della famiglia, per questo è fondamentale che si cerchi di coinvolgere il papà sia durante la gravidanza che durante il parto.
Ricerche di psicoanalisi e di psicologia sociale hanno messo in evidenza il ruolo fondamentale svolto dal padre nei confronti della diade mamma-bambino e hanno modificato il concetto di perifericità (fisica, biologica e sociale) del suo ruolo.
Infatti, oggigiorno, egli si mostra capace di prendersi cura del bambino in una maniera funzionale proprio come la madre. Il grado di coinvolgimento e di partecipazione alle varie tappe di vita, sia durante la gravidanza che dopo, appariranno proporzionali allo sviluppo della relazione padre-bambino. Si dovrà avvicinare in modo graduale all’esperienza della paternità, seppur in maniera meno diretta della mamma.
Il papà che vede crescere la pancia per 9 mesi potrebbe sentirsi escluso dalla relazione simbiotica, e diventa dunque necessario che la mamma impari a coinvolgere il proprio partner in questo meraviglioso viaggio che durerà tutta la vita. Anche dopo la nascita, in un’ottica di gestione del neonato, sarebbe auspicabile che venisse lasciata all’uomo una maggiore libertà di manifestare i propri sentimenti e di poter partecipare attivamente all’accudimento del piccolo. È importante che il papà non diventi un sostituto o un clone della figura materna, ma che abbia un ruolo specifico all’interno della sfera familiare.

Foto di: pixabay.com

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