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Assistenza familiare - gestire attacchi di panico
Antonella de Giuli

di Antonella De Giuli

“Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi”
(Friedrich Nietzsche – Filosofo, poeta, compositore, filologo e critico culturale. Röcken – Germania, 15 Ottobre 1844 – Weimar – Germania, 25 Agosto 1900)

 

Il cuore che batte forte, la testa che gira, la sensazione di svenire, un senso di oppressione al petto, la difficoltà a respirare, la “fame d’aria “… chi ha vissuto uno o più attacchi di panico sa che questi sono tra i sintomi più frequenti che possono verificarsi allo scatenarsi dell’ attacco. Ma non finisce qui, perché un’esperienza fisica così intensa scatena pensieri catastrofici, come la paura di perdere il controllo, di non riuscire a superare l’attacco, di impazzire, di morire.

Per chi non lo conoscesse, l’attacco di panico è un episodio di ansia intollerabile che compare come dal nulla, all’improvviso, senza un apparente motivo e che può durare fino a una ventina di minuti, causando i sintomi fisici ed i conseguenti pensieri negativi che abbiamo visto insieme.

In seguito ad un’esperienza così intensa, spesso si inizia ad aver “paura della paura”, cioè a temere che possano manifestarsi altri attacchi e si sviluppa la tendenza ad interpretare normali sintomi corporei come segnali anticipatori dell’attacco, aumentando il proprio livello “fisiologico” di ansia.
In presenza di attacchi di panico ripetuti, si comincia ad evitare luoghi, persone o situazioni vissuti come ansiogeni (nel timore che possano contribuire a scatenare nuovi episodi) e si inizia a cercare rifugio in contesti sentiti come rassicuranti, limitando di conseguenza la propria libertà di spostamento e di azione.

Le cause degli attacchi di panico sono molteplici, tra le più frequenti, oltre ad una predisposizione genetica, ci possono essere lo stress, pensieri o sentimenti negativi causati da problemi personali, scolastici o lavorativi, forti preoccupazioni, la sensazione di sentirsi in qualche modo “in trappola” (magari senza essere del tutto consapevoli del motivo) e di non sapere come uscirne. Se non si è del tutto consapevoli delle cause, e/o se non si riesce per qualsiasi motivo ad affrontarle, nel tempo il livello di ansia provata può aumentare a tal punto da provocare l’insorgenza di un attacco di panico.
Le persone che ne soffrono, spesso avvertono senso di impotenza, frustrazione, inadeguatezza per non riuscire ad avere il controllo sulla propria vita, vergogna (soprattutto quando gli attacchi avvengono in pubblico), rabbia (per non riuscire a dominarsi), timore del giudizio altrui.

Tra le terapie che hanno dimostrato efficacia nella cura degli attacchi di panico, un ruolo di rilievo è ricoperto dalla Terapia Cognitivo Comportamentale, anche in abbinamento ad interventi farmacologici gestiti da specialisti.

Secondo il modello cognitivo, non sono gli eventi a determinare quello che sentiamo, ma il modo in cui li consideriamo e li viviamo attraverso i nostri pensieri. Nel disturbo di panico, ad esempio, il pensiero di poter avere un attacco produce in noi uno stato di ansia che causa la comparsa di sintomi fisici, seguiti a loro volta da pensieri negativi e catastrofici che andranno a produrre gli effetti sul nostro corpo che abbiamo visto.
Nell’ambito di un percorso terapeutico di trattamento del disturbo, importante anche per riconoscerne e affrontarne le cause, la pratica quotidiana della Mindfulness può rivelarsi un utile supporto per aumentare la tolleranza all’ansia e imparare a vivere senza essere condizionati dal timore del “prossimo attacco”.
La parola Mindfulness significa “consapevolezza”, cioè riuscire a prestare attenzione a quanto accade nel momento presente, con curiosità, senza giudizio e senza farsi catturare e intrappolare dai propri pensieri, positivi, neutri o negativi che siano.
Di fronte alla sofferenza o al disagio causato dagli attacchi di panico, spesso ci lasciamo coinvolgere completamente, rimanendo “immersi” nei nostri pensieri negativi o nelle nostre paure, oppure cerchiamo con tutte le forze di “allontanare il problema”, evitando i contesti in cui potrebbe verificarsi un attacco, oppure ancora mettiamo in campo tutte le nostre energie per “combatterlo”.

UN APPROCCIO DIVERSO

La Mindfulness ha un approccio completamente diverso.
Se non è possibile evitare gli aspetti negativi o difficili dell’ esistenza, la prospettiva della consapevolezza ci consente di entrare direttamente in relazione con il disagio e la sofferenza, di imparare a fare spazio e “a lasciar essere” anche a ciò che non ci piace, che non vorremmo provare o che ci fa soffrire.

Attraverso un percorso di consapevolezza, possiamo imparare progressivamente ad entrare in contatto con noi stessi, ad apprezzare ogni istante della vita e ad aumentare la nostra capacità di rispondere alle diverse situazioni, anche negative, che siamo chiamati ad affrontare.

La pratica della Mindfulness può aiutare a dirigere la propria attenzione sul momento presente, con intenzione e con accettazione e a distanziarsi dai pensieri catastrofici riguardanti possibili eventi negativi del futuro, come malattie, disgrazie o lo scatenarsi di un attacco. Praticare la consapevolezza può aiutare a mettersi nelle migliori condizioni possibili per riconoscere e affrontare le cause della propria sofferenza, che non sono gli attacchi di panico in sé, ma i motivi che ne hanno causato l’insorgenza.
Se “stiamo” nel momento presente, se viviamo ogni esperienza nel momento in cui accade, senza pensare a un prima e a un dopo, impariamo a guardare noi stessi e ciò che ci circonda con lucidità e amorevolezza, a capire come le preoccupazioni per il nostro futuro e per ciò che può accadere a noi o ai nostri cari siano idee create dalla nostra mente. Guardarci con amorevolezza e compassione ci permette di iniziare un percorso che ci liberi dalle nostre convinzioni autolimitanti (“non ce la farò mai..”), dalla paura, dal senso di vergogna per non essere capaci di controllarci.

A questo proposito, ricordiamoci che tutto ciò che possiamo fare nella vita è agire con le migliori intenzioni, con la consapevolezza che non è nelle nostre possibilità controllare gli effetti o i risultati delle nostre azioni.

Come diceva Gandhi “Non ha valore essere liberi se non siamo anche liberi di commettere errori”.

Comments

  • Giuliana Scansetti
    24 Maggio 2019

    ” BISOGNA AVERE IN SE IL CAOS PER PARTORIRE UNA STELLA CHE DANZI”

    E’ splendido, è carico di speranza….RIUSCIAMOCI!!!
    Un vero articolo speciale, un punto di forza “CONSAPEVOLEZZA”
    Coltiviamola ogni giorno è un punto vincente.
    Giuliana

    reply
    • Antonella De Giuli
      25 Maggio 2019

      Grazie Giuliana per aver apprezzato l’articolo!
      Concordo con te, coltivando ogni giorno la nostra consapevolezza impariamo a conoscerci meglio, ad accogliere i nostri bisogni e a vivere una vita più ricca

      reply

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